martedì 22 novembre 2016

EuroBasket 2017: urna benevola per l'Italia di Messina

Ad EuroBasket 2017, urna benevola per gli uomini di Messina. Lituania, Germania, Georgia, Ucraina ed Israele le avversarie di un girone alla "portata" degli azzurri 

EuroBasket 2017
Dopo la disastrosa spedizione  di Torino e dopo gli "aggiustamenti" nello staff tecnico di questa estate, l'ItalBasket torna a prendersi il suo protagonismo.
A fare da padrone in questo frangente non è il parquet bensì le "urne" di Istanbul che hanno decretato i gironi preliminari per il Torneo Continentale (che si giochera fra Finlandia, Israele, Romania e Turchia).
Il sorteggio per EuroBasket 2017 ha portato diverse soddisfazioni, almeno sulla carta, per gli azzurri che non solo hanno evitato "corazzate" di prima fascia quali Spagna, Serbia e Francia ma sono riusciti anche a "scansare" pericoli come Turchia, Croazia  e Russia.
Gli uomini di Messina, infatti, sono stati inseriti nel GRUPPO B, le cui partite si disputeranno a Tel Aviv, insieme ad Israele, Lituania, Georgia, Germania ed Ucraina.

Gli avversari

Lituania= I vice-campioni d'Europa sono, senza dubbio, gli avversari più temibili. La squadra di Adomaitis, che ha eliminato gli azzurri durante l'ultima edizione di EuroBasket, ha tutte le potenzialità per vincere il girone e, salvo sorprese, di farsi valere nel torneo.
Ultimo confronto con ItalBakset = ITALIA-LITUANIA 85-95 (EuroBasket 2015, 16 settembre 2015)

Germania= I teutonici, come sempre, si presentano ai nastri di partenza con grandi aspettative che potrebbero essere soddisfatte, però, solamente da un maggiore cinismo di squadra (mai realmente mostrato nelle passate competizioni). A tutto ciò, si aggiunge anche l'assenza di WunderDirk Nowitzki, che ha abbandonato il giro nazionale dopo la debacle dello scorso Europeo giocato in casa.
Ultimo confronto con ItalBakset =ITALIA-GERMANIA 89-82 d1o.t.(EuroBasket 2015, 9 settembre 2015)

Georgia= La squadra georgiana si è sempre rivelata un osso duro da battere. L'arrivo del nuovo coach, il greco Zouros, e la possibile presenza di Pachulia, unita all'esperienza di  Shermadini, Mark'oishvili, Sanik'idze, Pullen e Shengelia, potrebbero rendere la Georgia l'outsider di un girone senza una vera antagonista della Lituania.
Ultimo confronto con ItalBakset =ITALIA-GEORGIA 91-90 (Torneo di Trieste 2015, 28 agosto 2015)


Ucraina=La compagine guidata da Murzin potrebbe essere l'altra sorpresa del girone. Nonostante la pessima figura agli scorsi Europei, la squadra, composta da un'ottima amalgama fra giovani e veterani, potrebbe risultare un avversario molto scomodo per chiunque.
Ultimo confronto con ItalBakset =ITALIA UCRAINA 75-77 (Torneo di Capodistria, 22 agosto 2015)

Israele=La nazionale israeliana, pur essendo una squadra di tutto rispetto, non ha mai rappresentato un reale pericolo nel basket mondiale. La vera incognita, però, è rappresentata dal fattore "casa" che potrebbe spingere gli uomini di Edelstein ad ottenere vittorie inaspettate contro avversari di livello superiore
Ultimo confronto con ItalBakset= ITALIA ISRAELE 82-52 (EuroBasket 2015, 13 settembre 2015)



Immagini da:http://www.fiba.com/eurobasket/2017

Alessandro Falanga


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mercoledì 9 novembre 2016

Italbasket, ovvero "ricomincio dai tre"

L'Italbasket riorganizza l'intero comparto interno. Il nuovo progetto, arrivato dopo il fallimento del pre olimpico, pone al centro un intrigante "trio" composto da Messina, Sacripanti e Buscaglia

Italbasket
La programmazione, tanto nello sport come in qualsiasi altro ambito, assume un'importanza strategica ogniqualvolta si intende portare ai "massimi livelli" una determinata idea.
Puntare su una determinata strategia piuttosto che su un'altra, può risultare decisivo per il prosieguo sia per il progetto che per gli interpreti dello stesso.
Dopo anni di delusioni e decisioni a dir poco affrettate, anche in casa Italbasket sembra arrivato il momento di progettare per la resurrezione del movimento cestistico azzuro.
Infatti, il "progetto Italia" parte con una sorprendente novità in cui spiccano "tre pilastri" da cui ripartire: Messina - Sacripanti - Buscaglia.
Questo nuovo "trio delle meraviglie", che mostra (finalmente) un minimo di progettualità nella palla a spicchi nostrana, avrà l'arduo compito di creare, e plasmare, la "nazionale del domani" a partire dagli Europei del prossimo anno.

Ettore Messina. La conferma di un allenatore come Messina non può che far piacere. Rispetto alla disfatta del pre olimpico, il vice di Greg Popovic avrà maggiore possibilità di creare quella chimica (magari arruolando anche qualche giocatore più funzionale al gioco) che tanto è mancata a Torino. La sua ampia conoscenza del gioco e la sua personalità saranno, sicuramente, più funzionali in un progetto a lungo termine, con la possibilità di soddisfazioni future.

Stefano Sacripanti. La scelta di Sacripanti (al pari di quelli per Trincheri, il cui nome è comunque
rimasto sui "taccuini" della Federazione) è la più sensata che si potesse fare. Rispetto a Vitucci, collaboratore storico di Messina e suo secondo negli ultimi mesi, il coach di Avellino sembra rispettare maggiormente i canoni per un ruolo di tale importanza (diventerebbe un pò come il vice presidente del CSM in questo caso). Infatti, l'ex allenatore dell'under 20, avrà il duplice compito, data la "lontananza" del coach catanese, di seguire più da vicino i giocatori italiani e, allo stesso tempo, di iniziare a diffondere i primi dettami su difesa, gioco sui lunghi e spalle a canestro (lo stesso che Messina sperimentò al pre olimpico).

Maurizio Buscaglia. La promozione di Buscaglia, in sostituzione proprio di Saripanti, a capo allenatore dell'under 20, invece, rappresenta il vero punto forte del progetto Italbasket. Allenatore competente e carismatico, ha nelle corde, al pari del suo predecessore, l'abilità di far crescere i giovani talenti nostrani. Pascolo, Baldi Rossi e Flaccadori sono l'esempio lampante del lavoro fatto dal coach di Trento nella sua straordinaria carriera. Risulterà fondamentale anche per mettere in difficoltà (almeno si spera, stando alle ultime dichiarazioni di Messina) i "piani superiori".



Alessandro Falanga

Immagini da: www.fip.it

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NBA Northwest Division Preview

NBA Southeast Division Preview: Nobody’s Land?

NBA Central Division Preview

martedì 25 ottobre 2016

NBA Northwest Division Preview

Sesto appuntamento sull'NBA in collaborazione con back9hours.com. Mammut ci parla della Northwest Division.

 La northwest division si appresta a diventare una delle più interessanti e combattute di tutto l’ovest, la differenza con il passato è data dall’assenza di una dominatrice assoluta (in 5 degli ultimi 6 anni Oklahoma l’ha fatta da padrone), complice l’addio di Durant ai Thunder.

Portland Trail Blazers
Partiamo dalla squadra che ha più possibilità di aggiudicarsi la Division, quei Blazers che forti di un gruppo giovane ma ormai rodato ed esperto, possono puntare alle prime posizioni ad Ovest. Sul mercato non hanno puntato ai grandissimi nomi ma hanno speso tutto per giocatori di sostanza come Evan Turner, reduce da due buone annate a Boston, Ezeli centro dalle mani non propriamente delicate ma prezioso per le sue doti difensive e Napier utile rincalzo per far rifiatare Lillard. Rifirmati anche Crabbe e Harkless le sorprese dello scorso anno. Hanno invece salutato il tedesco Kaman e Gerald Henderson. Stotts si ritroverà tra le mani più uomini e più talento, con la possibilità di far rifiatare le due stelle Lillard e McCollum che lo scorso anno sono arrivate forse spremute ai playoff.
Quintetto titolare: Lillard, Mccollum, Turner, Aminu, Plumlee
Panchina: Crabbe, Harkless, Ezeli, Leonard, Davis, Napier
Previsioni: Quarta forza ad Ovest

Minnesota Timberwolves
La most improved di questa annata potrebbero essere proprio loro, infatti nonostante un record nella scorsa annata di 29-53, l’arrivo di Tom Thibodeau potrebbe essere la chiave di volta per trasformare un gruppo di talentuosissimi ragazzi in una squadra. Poco importa il ritiro di Garnett, perchè il materiale umano di cui disporrà Thibo unito alla sua incredibile mentalità difensiva li metterà in condizione di migliorare notevolmente. Il mercato ha portato qualche discreto panchinaro come Aldrich, Jordan Hill e Brandon Rush mentre il draft ha portato in dono il playmaker Kris Dunn. Se il rookie of the year 2016 Karl Anthony Towns mostrerà di poter diventare quel centro dominante che tutti si aspettano, il futuro è davvero roseo in Minnesota
Quintetto titolare: Rubio, LaVine, Wiggins, Dieng, Towns
Panchina: Dunn, Aldrich,  Hill, Rush, Bjelica
Previsioni: Lotteranno per un record attorno al 50%

Utah Jazz
Altro gruppo giovane ma talentuoso è quello degli Utah Jazz, la squadra di coach Quinn Snyder è reduce da una stagione chiusa appena al di sotto della zona PO e ha puntato in off season a giocatori di esperienza come il play George Hill, Joe Johnson che ha fatto molto bene nell’ultimo anno a Miami e Boris Diaw firmato dal mercato dei Free Agent. George Hill va a coprire il buco in playmaking e farà parte dei titolari assieme ai confermati Hood Hayward, Favors e Gobert, mentre gli altri innesti usciranno probabilmente della panchina. I Jazz 2016/2017 si candidano sicuramente per un posto a quei playoff che per poco non hanno acciuffato già la scorsa stagione.
Quintetto titolare: Hill, Hood, Hayward, Favors, Gobert
Riserve: Joe Johnson, Diaw, Burks, Exum, Paige, Lyles
Previsioni: L’innesto di George Hill non farà che migliorare la loro già ottima difesa e i veterani dalla panca porteranno punti anche quando i titolari saranno seduti, per loro è prenotato uno spot ai Playoff

Denver Nuggets
Dopo le voci della scorsa primavera che li volevano interessati a Blake Griffin e dopo aver inseguito a lungo Wade, i Nuggets sono rimasti a bocca asciutta e hanno apportato una sola modifica al roster cedendo il lungo Lauvergne ai Thunder in cambio di scelte, mentre dal draft sono arrivati Jamal Murray uno dei giocatori più spettacolari dello scorso anno di college basket e Malik Beasley guardia scelta alla 19. Denver è la squadra della division meno attrezzata per la lotta ai playoff, ci vorrebbe una stagione interamente sana del Gallo per provare ad entrare nella tonnara per l’ottavo posto e gliela auguriamo di cuore, tuttavia senza grandi innesti e con un record che nella passata stagione recitava 33-49  Mike Malone dovrà inventarsi qualcosa.
Quintetto titolare: Mudiay, Harris, Gallo, Faried, Jokic
Panchina: Nelson, Murray, Burton, Chandler, Nurkic, Arthur
Previsione: Difficilmente lotteranno per i playoff a meno che uno dei tanti giovani non mostri incredibili miglioramenti

Oklahoma City Thunder
L’incognita di questa division e dell’Ovest sono sicuramente i Thunder, squadra che dovrà affrontare la nuova stagione priva di due delle tre stelle che ne hanno caratterizzato l’ultimo ciclo, parliamo ovviamente di Durant che ha salutato per unirsi ai Warriors e Ibaka finito ai Magic in uno scambio che vede arrivare in Oklahoma Oladipo, Ilyasova e Sabonis. In entrata anche Abrines dal Barcellona e Lauvergne dai Nuggets. Fondamentale per Donovan sarà la gestione di Adams, protagonista degli ultimi playoff dei Thunder e di Westbrook che ha le capacità tecniche per prendersi la squadra sulle spalle ma dovrà fare un salto in avanti a livello mentale e imparare a gestire fisico ed energie se vorrà terminare la stagione sano. Da verificare la compatibilità con Oladipo che non ha ancora trovato il suo ruolo in Nba e ha un’occasione ghiotta per rilanciarsi.
Quintetto titolare: Westbrook, Oladipo, Singler, Ilyasova, Adams
Panchina: Kanter, Lauvergne, Robertson, Abrines, Payne, Morrow
Previsione: Il loro record è appeso alla salute di Westbrook, se impara a conservarsi andranno ai Playoff

Mammut

Immagini da: www.nba.com
Articolo originale da: http://back9hours.com


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NBA Southeast Division Preview: Nobody’s Land?

NBA Central Division Preview

PACIFIC DIVISION (The one way one)






NBA Southeast Division Preview: Nobody’s Land?

Quinto appuntamento sull'NBA in collaborazione con back9hours.com. Giovanni Rossi(odino) ci parla della Southeast Division.

L’addio di Dwayne Wade ha verosimilmente messo fine al ciclo da contender dei Miami Heat – Champions della Division 5 volte negli ultimi 6 anni – che dopo le 4 Finals dell’era dei Los Tres Amigs sembrano destinati ai bassifondi della Division.
Quella di Flash non è stata l’unica partenza di spessore: hanno salutato la SW Teague ed Horford, Deng e Bosh, Lee e Jefferson oltre ad Oladipo. Proveranno a non farli rimpiangere, tra gli altri, Ibaka e – soprattutto – l’ex Superman Dwight Howard. 

Atlanta Hawks
Starting Five: Schroder, Korver, Bazemore, Millsap, Howard.
From the Bench: Sefolosha, Prince, Scott.
Coach: Budenholzer.
Gli Atlanta Hawks del Coach of the Year 2015 Mike Budenholzer giocato un basket moderno, equilibrato ed attento sia alla fase difensiva che offensiva. Ovvero: di squadra. L’equilibrio delle ultime stagioni potrebbe essere scosso dalle due importanti novità che hanno segnato l’estate degli Hawks: la cessione di Jeff Teague, con seguente promozione in quintetto di Dennis Schroder, e l’addio ad un centro moderno, dalle mani educate e dall’ottimo IQ come Al Horford, sostituito dal centro ex Magic, Lakers e Rockets Dwight Howard.
Se il primo cambio potrebbe portare una a maggiore imprevedibilità e varietà al gioco di Atlanta, l’inserimento di Howard è sicuramente ciò che determinerà l’esito della stagione. Horford con Paul Millsap formava una delle frontline meglio assortite della Lega, mentre la convivenza tra Millsap e DH è tutta da scoprire.
Howard sembra aver perso la mobilità e la prestanza fisica dei tempi migliori, tuttavia anche una versione meno super, ma in salute, sarebbe un discreto upgrade difensivo per la sua capacità di proteggere il pitturato. Inoltre, se riuscirà a calarsi in un ruolo diverso dal passato – ossia non più di stella assoluta della squadra – potrebbe essere un fattore incisivo anche negli oleati meccanismi dell’attacco degli Hawks.
Curiosità per Taurean Prince, candidato al titolo di miglior rookie della Division, mentre desta qualche perplessità il recente taglio di Jarrett Jack, che – pur se spesso infortunato -con la promozione del tedesco avrebbe fatto comodo dalla panca.
Prediction: 45-48 

Charlotte Hornets
Starting Five: Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, Williams, Zeller (Hibbert).
From the Bench: Sessions, Belinelli,Kaminsky, Hibbert (Zeller).
Coach: Clifford.
Le 44 vittorie in Regular Season e la buona prestazione – nonostante l’eliminazione – contro i Miami Heat nel primo turno degli scorsi Play Offs dovrebbero essere il punto di partenza per gli Charlotte Hornets.
Potrebbe tuttavia trattarsi del punto di arrivo. L’ultima Free Agency è stata a dir poco scoppiettante, con tanti movimenti di mercato e firme su contratti da capogiro, e la franchigia della Carolina del Nord ha dovuto compiere delle scelte importanti.
Ad eccezione di Kemba Walker– reduce dalla miglior stagione in  carriera – tutti gli altri big, a vario titolo, erano disponibili sul mercato: così le importanti ed onerose conferme di Nicolas BatumMarvin Williams hanno determinato l’addio ad Al Jefferson, Courtney Lee e Jeremy Lin, sostituiti da Roy Hibbert e dall’azzurro Marco Belinelli.
Batum, Marvin Williams ed il recuperato Kidd-Gilchrist compongono un reparto di ali versatili e dall’elevata predisposizione difensiva, anche se – francese a parte – non particolarmente produttivo.
Belinelli è chiamato – pur essendo reduce da una stagione opaca a Sacramento – ad essere produttivo in una second unit comunque profonda garantendo pericolosità dall’arco. Coach Steve Clifford inoltre è chiamato nella difficile impresa di riesumare l’etereo Hibbert visto a Los Angeles: auguri.
Prediction: 42-44 W 

Miami Heat
Starting Five: Dragic, Waiters, Winslow, Williams, Whiteside.
From the Bench: Johnson, Richardson.
Coach: Spoelstra.
Le rinunce – per motivi diverse – clamorose a Dwaine Wade, Chris Bosh e Loul Deng unite all’addio di Amar’e Stoudemire e Gerald Green hanno stravolto il roster della franchigia padrona della Division negli ultimi anni.
Chiavi in mano a Goran Dragic, chiamato a condurre i giovani Miami Heat nella prima stagione di rebuilding. Lo sloveno dovrà dimostrare di meritare lo status di cui è stato insignito, dopo una stagione non all’altezza delle aspettative.
Altro candidato a sostenere l’esame di maturità è uno dei big man più ambiti della scorsa estate, ovvero Hassan Whiteside. Il centro dovrà confermare l’impatto difensivo della scorsa stagione – miglior stoppatore della Lega e tra i primi rimbalzisti – cercando di aumentare la pericolosità in attacco. Compito difficile sia per le sue caratteristiche tecniche sia per la perdita di un catalizzatore di  attenzioni delle difese avversarie come Wade.
Roster sicuramente indebolito e quasi sicuramente non vedremo gli Heat nella post season. Tuttavia qualche spunto di interesse per seguire la stagione lo potrebbero fornire la crescita di giovani come Justise Winslow, Josh Richardson e Tyler Johnson.
Questo scenario ovviamente ha ridotto al minimo il potere attrattivo della franchigia e difatti dal mercato non è arrivato altro che l’incostante Dion Waiters, chiamato a fornire un concreto contributo in attacco.
Prediction: 25-28 W 

Orlando Magic
Starting Five: Payton, Fournier, Gordon, Ibaka, Vucevic.
From the Bench: Augustin, Hezonja, Jeff Green, Biyombo.
Coach: Vogel.
Gli Orlando Magic sono stati sicuramente una delle franchigie più attive durante l’estate. Pochi giorni dopo le dimissioni di Scott Skiles è stato subito trovato l’accordo con uno dei Coach più ambiti tra quelli disponibili sul mercato: Frank Vogel. Il cambio della guida tecnica è stato solo il primo di una lunga serie che ha visto la rinuncia a  Brandon Jennings ed Andrew Nicholson, il rinnovo di Evan Fournier e l’arrivo di Bismack Biyombo, Jeff Green, D.J. Augustin e soprattutto dell’ex Thunder Serge Ibaka arrivato in Florida in cambio di Victor Oladipo.
Vogel è noto per l’efficacia del suo sistema offensivo, tuttavia ad Orlando è chiamare a fare il salto di qualità implementando un attacco che possa rendere efficaci le tanti armi potenzialmente a sua disposizione. In primis una delle migliori frontline della Eastern Conference – Nikola Vucevic oltre Ibaka e Biyombo – oltre a giovani promettenti come Aaron Gordon ed Elfrid Payton.
Gordon sembra candidato a ricoprire, mutatis mutandis, il ruolo che Paul George ha intepretato negli anni ai Pacers di Vogel: ovvero un’ala duttile che possa destreggiarsi sia nel pitturato che dall’arco. La scommessa è intrigante, soprattutto perché le analogie tecniche e fisiche tra Aaron e Paul sono poche.
Se Gordon potrebbe dimostrarsi ancora acerbo, non possono fallire Fournier – ricoperto di dollari – ed Ibaka, destinato ad essere per status e carriera il faro dei giovani Magic.
Verosimile qualche ulteriore intervento sul mercato, poiché la batteria dei lunghi sembra troppo affollata – chi ha detto Vucevic? – mentre il backcourt avrebbe bisogno di un tiratore che possa alleggerire un po’ il peso offensivo che grava su Fournier.
Prediction: 42-44 W e ritorno ai Playoffs. 

Washington Wizards
Starting Five: Wall, Beal, Porter, Markieff Morris, Gortat.
From the Bench: Burke, Nicholson, Mahinmi.
Coach: Brooks
Uno dei migliori backcourt della Lega: John Wall e Bradly Beal. Un’ala versatile e moderna, Markieff Morris, ed un buon centro, Marcin Gortat. Se le partite fossero decise dal solo talento, probabilmente i Washington Wizards del neo Coach Scott Brooks sarebbero i padroni della Division a mani basse, e non solo.
In molti avevano visto l’arrivo del’ex Coach dei Thunder come premessa al ritorno del figliol prodigo Kevin Durant – sappiamo tutti poi com’è andata a finire… – invece l’estate nella Capitale è stata centrata sul rinnovo di Beal – seguito dalle firme di Andrew Nicholson e Ian Mahinmi – chiamato a dimostrare di valere lo status che il contratto gli ha assegnato.
Tuttavia le voci trapelate in merito alla difficile convivenza tra Wall e Beal non fanno ben sperare, perché spesso la soluzione adottata dai GM è quella di dividere anziché ricucire e l’esperienza di Brooks nello gestire coppie scintillanti potrebbe non bastare.
Nene, Jared Dudley e gli altri veterani si sono accasati altrove e l’impressione è che i ricambi non siano alla loro altezza.
Prediction: 43-45 W

Giovanni Rossi (odino) 

Immagini da: www.nba.com
Articolo originale da: http://back9hours.com


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NBA Central Division Preview

PACIFIC DIVISION (The one way one)

NBA Western Conference: Preview Southwest Division






NBA Central Division Preview

Quarto appuntamento sull'NBA in collaborazione con back9hours.com. Jaywill_22   aka   Marco Brignoli ci parla della Central Division.

The best of the East. Quando si parla di Central Division NBA, è impossibile non partire dai campioni in carica di Cleveland, trascinati per il decimo anno non consecutivo – a causa delle 4 stagioni di auto-esilio volontario “interessato” – da Lebron James, l’ex predestinato diventato profeta in patria con sensibile ma perdonabile ritardo sulla tabella di marcia stilata dall’idolo dell’Ohio e dalla Lega stessa.

Cleveland Cavaliers, dicevamo. Confermatissimo coach Lue, un miracolato da 5 milioni dollari l’anno, pagato per obbedire alla stella della squadra e gestire lo spogliatoio in suo nome e parola. Il quintetto base sarà ancora una volta composto da Kyrie Irving, l’uomo della Gara7 moderna per antonomasia, il controverso Kevin Love – uno dotato di stipendio e status di superstar, la cui importanza  si ravvisa soprattutto quando è squalificato o infortunato -, il segreto di Pulcinella Tristan Thompson e il talentuoso ed enigmatico Jr Smith, recentemente autore di un autografo da 15 milioni l’anno. Alla fine zio Lebron – i due condividono lo stesso agente – ha convinto Jr a tornare a vestire la casacca color vinaccia, obbligando  il suo più illustre sottoposto Gilbert, il proprietario, ad allargare i cordoni della borsa.
La second unit ha visto le new entry di Chris Andersen aka Birdman – uno dei “bravi” di Lbj ai tempi di Miami, assieme al ritrovato James Jones – e Mike Dunleavy, due veterani stagionati ma potenzialmente utili. I Frye, gli Shumpert e i Jefferson completano il roster, abbandonato soltanto da Mozgov e Della Vedova, ormai finiti ai margini della rotazione e del progetto e attirati dalla possibilità di diventare nababbi altrove, in quel di Los Angeles e Milwaukee.
Ciò nonostante, al netto di un potenziale ma improbabile effetto appagamento da titolo, i Cavs rimangono la prima, seconda e terza opzione per la conquista dell’est, con la rivale più accreditata ridotta al ruolo di sparring partner. Facile fare previsioni, in questo contesto: obiettivo minimo è il raggiungimento delle Finals NBA. Tuttavia, per considerare la stagione positiva, l’obiettivo obbligato resta la conferma del titolo NBA. Una sconfitta in Finale, pur contro l’armata Warriors, equivarrebbe ad un fallimento. Come sempre d’altronde, quando si parla di Lebron James, non esistono mezze misure: o Legod o Leflop.

Chicago Bulls: Qui invece brancoliamo nel buio. I Bulls 2016-17 hanno dato una rinfrescata al roster, salutando in un colpo solo un intero carrello di bolliti contenente Joakim Noah, Derrick Rose e Pau Gasol. Cinquanta milioni di stipendio complessivo emigrati altrove, senza rimpianti o “stracciamento” di vesti. Con loro, in parte anche a causa loro, i Bulls sono finiti in lotteria ed è inutile ricordare che durante tutta l’era Thibodeau, mai Chicago era andata cosi male. Hoiberg si è dimostrato al momento acerbo per gestire la pressione che schiaccia la Windy City dai tempi della doppia J (Jordan-Jackson, anche se l’allora Gm Krause preferiva pensare che fossero la J del suo nome e quella del proprietario Reinsdorf, ad avere maggior peso) ed il timore è che anche con il nuovo roster la sua mano sarà tutt’altro che evidente, se non in negativo. Il sistema difensivo di Thibo è un lontano ricordo, l’attacco stagnante e poco brillante è ancora d’attualità. In soccorso all’ex coach di Iowa State sono venute le acquisizioni estive del profeta in patria Dwyane Wade, il centro difensivo Robin Lopez ed una stella giunta all’autunno della sua carriera come Rajon Rondo. La star della squadra, Jimmy Butler, dopo essere stata ad un passo da Celtics e T-Wolves, è rimasto nell’Illinois, per formare con Wade una delle coppie di esterni più talentuose e atletiche dell’intera Lega. Difensivamente, al contrario, Butler dovrà coprire le magagne di Wade ma soprattutto di Rondo e l’unico che potrebbe dargli una mano è Robin Lopez, in aiuto. Taj Gibson e Mirotic si contenderanno teoricamente l’ultimo spot disponibile nello starting Five, mentre dalla panchina usciranno sicuramente Carter Williams (from Milwaukee in cambio di Snell), Portis, l’ex Sixers Canaan – da non confondersi con il 50cent di “Power”, quello era Kanan – più le prime scelte degli ultimi due draft, Mc Dermott e Valentine e quella arrivata da Ny nell’ambito della trade Rose, quel Jerian Grant figlio di Harvey e nipote di Horace ammirato al college con la maglia di Notre Dame. Si attendono progressi da McDermott, dopo un primo anno altalenante, e un impatto immediatamente di sostanza per il giocatore collegiale preferito da Magic Johnson (uno Spartan come lui, incidentalmente), l’all around che a Chicago obiettivamente mancava, soprattutto dopo la partenza di Snell.
Obiettivi? Difficile dirlo, anche se sarebbe delittuoso rimanere un altro anno fuori dai playoff, con questa dose di talento. Sicuramente è vietato fallire l’ingresso alla post-season, ma visto il livello generale sempre piuttosto bassino della conference, non è eresia puntare ai primi quattro posti se non addirittura alla Finale di Conference, con Toronto e Boston nei panni delle avversarie più temibili. Dalla 2 alla 8 vale tutto, coach Hoiberg sarà l’ago della bilancia ed una sua cacciata a metà stagione – temo sarebbe l’unico modo per fare la differenza -, potrebbe aprire a scenari oggi inimmaginabili.

Indiana Pacers:  Da un coach difensivo a un altro. Non cambierà il modus operandi in casa Pacers, dopo la promozione a Head coach dell’ex tecnico di Seattle e Portland, Nate McMillan. Riconosciuto da sempre come allenatore duro e particolarmente abile nel curare la fase difensiva, dovrebbe mantenere inalterata la filosofia dell’ex Vogel, al quale faceva da assistente ormai da diverse stagioni. Il roster è di tutto rispetto, anche se permangono dubbi sulla solidità mentale di Al Jefferson, oltre che sulle sue condizioni fisiche e l’adattabilità a questo tipo di sistema, sui due lati del campo. L’altro innesto di nome è Teague, reduce da una delle sue peggiori annate in quel di Atlanta, ma indubbiamente un upgrade rispetto al veterano George Hill. Ci si domanda come e quanto Teague potrà coesistere o integrarsi con Monta Ellis, uno che notoriamente gradisce la palla in mano e già  ha sofferto la presenza di una superstar ingombrante come Paul George. Già. Tanto per cambiare, i destini del team dipenderanno dal solito George, ormai stabilmente entrato nei top5 della Lega dopo l’eccellente ritorno dal gravissimo infortunio di due anni fa. L’augurio è che non finisca per essere troppo solo nel deserto e che salgano di livello i tanti discreti/buoni elementi che compongono il roster. Ai soliti Cj Miles, Stuckey, Lawson, Allen e il giovane e promettente Turner, si sono aggiunti il rinato Thaddeus Young  e Seraphin, che con le scelte e gli uomini da marciapiede chiudono il cerchio e rendono questi Pacers più lunghi – anche se qualitativamente poco rinomati, dal settimo uomo in avanti – e profondi delle ultime stagioni.
Obiettivo: ripetere quantomeno il positivo cammino dell’anno scorso, sia in regular season che nei playoff. La forbice potrebbe essere tra il 4° e il 7° posto, una quarantina di vittorie abbondanti sembrano alla portata  degli uomini di McMillan. Una volta passato il primo turno nei playoff, tutto quello che dovesse arrivare – a mio parere, assolutamente niente – sarebbe di guadagnato.
La presenza in squadra nel roster della Preseason di tale Ron Howard avrebbe potuto  far pensare ad “Happy Days” dalle parti di Indianapolis, ma la mano sul fuoco casomai mettetecela voi. Anche perchè l’omonimo del celebre attore/regista non è sopravvissuto all’ultimo taglio dei giorni scorsi.

Milwaukee Bucks: Coach Kidd, reduce da una seconda stagione tutt’altro che entusiasmante o brillante dopo l’ottima annata d’esordio, si è svegliato all’alba di questa stagione con la catastrofica notizia che Middleton, uno dei giocatori chiave dei Bucks, avrebbe saltato l’intera stagione.  Il grave forfait del quinto  anno da Texas A&m e la cessione negli ultimi giorni di MCW ai Bulls, hanno completato la rivoluzione estiva nel reparto guardie, dove sostanzialmente non è rimasto un reduce della squadra 2015-16.
Forse a causa della presenza della figlia del Proprietario, l’avvenente Mallory Edens, che pensieri purissimi proprio non li ispira, il GM dei Bucks ha ben pensato di offrire cifre pornografiche a Della Vedova e Teletovic, due giocatori di sistema – uno buono per l’attacco, l’altro per la difesa – che per quei soldi  sarebbero andati a giocare anche ad Aleppo…con buona pace dei poveri siriani che si sarebbero trovati di fronte due energumeni del loro calibro. A chiudere l’estate in chiave “Hard” – categoria pornononni -, l’acquisto di Jason Terry, da almeno un anno e mezzo un ex giocatore, ma nessuno ha ancora avuto il coraggio di farglielo presente.
La presenza del bad boy Beasley e del tiratore di culto – con l’unico dettaglio di assomigliare pochino ad un giocatore NBA – Steve Novak, potrebbero indurre al suicidio anche i tifosi dei Bucks più ottimisti, se non fosse che per fortuna loro e di Jason Kidd, c’è anche molto materiale interessante sul quale lavorare.
Le prime scelte Parker – atteso all’esplosione dopo il serio infortunio dell’anno scorso ed i successivi problemi di peso – e Thon Maker, alla sensazione greca Giannis Antetokuompo, allo swingman from Chicago Tony Snell, all’ex colpo di mercato Monroe, agli Henson e Plumlee del caso – sempre utili a far legna alle spalle del soft ex lungo dei Pistons – e alla sottovalutatissima seconda scelta da Virginia, quel Brogdon che liberato dalla partenza di Carter Williams, potrebbe trovare spazio insperato già dalla sua prima stagione tra i pro, forte di un Iq non comune e un fisico molto imponente per il ruolo. Tanti progetti interessanti, tante sfide da vincere e scettici da far ricredere, dunque, nella terra della Harley.
Obiettivi: qui rischiamo figuracce, ma non escluderei l’accesso ai playoff per il buco della chiave, in 8° posizione.  Ad Est possono bastare anche 37-38 vittorie, ce lo insegna la storia, e questi Bucks pur orfani di Khris Middleton hanno nelle loro corde quel tipo di record. Se lottery sarà (questo alla fine è il pronostico), non si andrà tanto oltre la decima posizione, dato che almeno 5 squadre paiono inferiori a Milwaukee, per talento  e guida tecnica.

Detroit Pistons:  vorrei parlare male di almeno una squadra della Central Division, ma sono costretto ad alzare bandiera bianca e rivedere i miei propositi. Ebbene si, anche la quinta e ultima formazione facente parte della conference più “tosta” della Eastern conference non nasconde di puntare ad un posto al sole,  e non esattamente in vacanza anticipata. Il desiderio sarebbe di confermare quantomeno l’8° posto conquistato al primo anno di cura Van Gundy, anche se il rischio “secondo anno” in realtà poco avvezze alla vittoria, è sempre dietro l’angolo. Vedi sopra, al capitolo Bucks.
Il roster è rimasto grosso modo lo stesso della passata stagione, visto che le scelte al draft  non sembrano essere destinate a stravolgere la geografia NBA – interessante comunque la presa di Ellenson, ma ancora di pù se vogliamo, la potenziale steal di Gbinije alla 50 (uno dato al primo giro, poche settimane prima del Draft) – nel prossimo futuro.
Dal mercato è arrivato solamente l’uomo più brutto del mondo, al secolo Boban Marjanovic, preso sostanzialmente per coprire le spalle alla stella Drummond. Ish Smith from Phila e Leuer via Suns, rappresentano due addizioni di complemento, buone solo per la panchina. Nello Starting five confermatissimi Drummond appunto, colui che ormai sembra sempre più avviato a diventare l’erede di Dwight Howard – per come tira in maniera indecente i liberi, per la strapotenza fisica….o perché è allenato da Stan Van Gundy? Magari tutte e tre -, Stanley Johnson e Caldwell Pope, oltre a Tobias Harris e al finto playmaker Reggie Jackson. Quest’ultimo rimane il go to guy, con tutto quel che concerne di positivo e negativo, considerando l’iq caprino e contemporaneamente una facilità di segnare e spezzare le difese seconde a pochi. Nota a margine, la stagione di Rj partirà con qualche settimana di ritardo, a causa di un problema al ginocchio.
Obiettivi: già detto, l’8° piazza già ottenuta nel 2015-2016. Certo, l’inizio ad Handicap dovuto all’infortunio del primo marcatore della squadra, potrebbe pesare e risultare decisivo a metà Aprile. Il range va dal 7-8 al 10°, Detroit non dovrebbe ragionevolmente uscire dal lotto.


Jaywill_22   aka   Marco Brignoli
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PACIFIC DIVISION (The one way one)

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PACIFIC DIVISION (The one way one)

I Golden State Warriors, a cui è dovuto il sottotitolo, si apprestano a mattare, quanto meno in regular season, la concorrenza delle franchigie del pacifico oltre che della maggior parte delle squadre NBA.

D’altro canto, se le aspettative sul successo sono riservate solamente ai “guerrieri” della baia, altre franchigie meno attrezzate potrebbero riservare piacevoli sorprese, o impostare solide basi per il futuro.

GOLDEN STATE WARRIORS

Con l’arrivo di Durant, al posto di un prezioso tuttofare, seppur poco efficace al tiro (in particolare durante le Finals) come Harrison Barnes,Golden State diventa la principale candidata al titolo, oltre che una delle squadre più talentuose di sempre in termini offensivi.
L’attacco di Kerr sembrerebbe essere diventato inarrestabile con l’arrivo del 35, con probabili situazioni di Pick ’n roll immarcabile, e pronto a far impazzire le difese NBA. In effetti, il vantaggio dell’attacco di GS è quasi sempre stato il raggiungimento di un buon tiro o di una penetrazione facile, grazie alla capacità di aprire il campo e di far collassare la difesa degli interpreti dello stesso.
E qui arrivano i “se”; esiste la remota possibilità che Durant non si adatti al gioco di flusso dei Warriors, esiste la ancor più remota possibilità che con l’arrivo di KD un pallone non sia sufficiente, che lo spogliatoio incorra in problemi di leadership, o “semplicemente” che qualcuno trovi il modo di inventarsi una difesa efficace.
A conti fatti, GS perde un’importante pedina, sopratutto difensiva, come Bogut, comunque rimpiazzata da uno Zaza Pachulia reduce dalla sua miglior stagione in carriera( doppia doppia di media nelle prime 60 partite) e dal solido David West, pronto ad entrare al posto di Draymond Green.
Di conseguenza, le sostituzioni a roster e gli eventuali dubbi su Durant non hanno cambiato la situazione dello scorso anno (prontamente smentita da King James), ovvero che a San Francisco c’è aria di anello.
PROBABILE QUINTETTO TITOLARE: Curry, Thompson, Durant, Green e Pachulia.
PANCHINA: Livingston, Clark, Iguodala, Looney, McAdoo, West, Varejao e McGee.
PREVISIONI: Larry O’Brien Championship Trophy.

LOS ANGELES CLIPPERS

Reduci da un quarto posto a ovest e da una eliminazione al primo turno per mano della Cenerentola Portland, la squadra di coach Rivers cercherà di migliorarsi, come succede a chi gioca insieme da tanto tempo.
Se l’anno scorso i Clippers non sono sembrati una contender a tutti gli effetti, il mercato di quest’estate e il tempo che passa per tutti (età media del quintetto 30 anni) non aiuteranno i LAC a scalfire le potenze della lega.
Possiamo comunque aspettarci il raggiungimento dei playoff e poi chissà, d’altronde nella post season tutto è possibile.
PROBABILE QUINTETTO TITOLARE: Paul, Redick, Mbah a Moute, Griffin e Jordan.
PANCHINA: Rivers, Felton, Crawford, Pierce, Johnson, Anderson, Bass e Speights.
PREVISIONI: quarti a Ovest e Playoff appena assaggiati.

LOS ANGELES LAKERS

Così come la sponda Clippers, i lacustri di Los Angeles non sembrano destinati a grandi miglioramenti rispetto alla stagione passata.
C’è da dire che far peggio sembra un’ardua impresa, e che le gioie dei Lakers passano soprattutto dalle giovani scommesse. A differenza dei cugini si presentano con un’età media molto bassa e margini di miglioramento infiniti.
L’obbiettivo per l’anno venturo dovrebbe essere la costruzione di una squadra capace di migliorare al punto di diventare, con l’arrivo di qualche altro innesto, una futura contender.
Se da un lato troviamo, per la prima volta in 30 anni, una LAL senza una vera Superstar, dall’altro Russell, il neo draftato Ingram e Coach Walton parrebbero ambire a un futuro di tale lignaggio.
Aiutati da Clarkson, Lou Williams, Randle, Deng e Mozgov potranno togliersi qualche sassolino dalla scarpa e sperare in un futuro più roseo.
PROBABILE QUINTETTO TITOLARE: Russell, Clarkson, Deng, Randle e Mozgov.
PANCHINA: Calderon, Huertas, Williams, Young, Ingram, World Peace, Larry Nance Jr, Black e Zubac.
PREVISIONI: Nulla da chiedere al campionato. Ingram ROY.

PHOENIX SUNS

I Suns non sembrano poter tornare ai fasti di un tempo, complice un mercato tutt’altro che frizzante. L’unico obiettivo che possono porsi è senz’altro quello di evitare l’ultimo posto come nella passata stagione.
Una nota positiva potrebbe essere l’attesa esplosione di Devin Booker, giocatore che si è già fatto notare nella stagione da Rookie. In ogni caso Phoenix non gioca un bel basket, non sarà pericolosa per le altre squadre, e anche a livello dirigenziale sembra poter concorrere davvero con pochi.
Dragan Bender, Draftato alla 4, è un giocatore davvero interessante. Sicuramente è troppo presto perché si possa pensare che la rinascita della fenice passi da lui.
PROBABILE QUINTETTO TITOLARE: Bledsoe, Booker, Tucker, Dudley e Chandler.
PANCHINA: Knight, Barbosa, Goodwin, Warren, Bender e Len.
PREVISIONI: funeree.

SACRAMENTO KINGS

Anche se la stagione di Sacramento non si appresta ad essere una cavalcata trionfale, la squadra allenata da Joerger, potrebbe regalare ai tifosi la gioia di ritornare ai Playoff.
Parzialmente smentite le sirene che vedevano Mclemore in partenza verso Milwaukee in cambio di uno tra Monroe e MCW, la squadra ha mantenuto gran parte dell’organico dello scorso anno fatta eccezione per il frontcourt.
Gli innesti di Lawson, Matt Barnes e Afflalo allungano notevolmente la panchina e danno alla squadra esperienza e continuità.
Se Collison la farà finita con atteggiamenti delinquenziali discussi quest’estate forse Sacramento potrebbe avere in campo un quintetto di tutto rispetto.
In ogni caso, molto sembra ancora dipendere dallo stato d’animo di DeMarcus, potenzialmente uno dei primi 3 lunghi della lega.
PROBABILE QUINTETTO TITOLARE: Collison, Afflalo, Gay, Cauley-Stein e Cousins.
PANCHINA: Lawson, McLemore, Temple, Casspi, Barnes, Tolliver, Labissiere, Koufos e Papagiannis.
PREVISIONI: Lotta per l’accesso ai playoff ad Ovest e record di Tecnici per DMC.

Metta World Degli
Gianvi




Roby24mvp 
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domenica 23 ottobre 2016

NBA Western Conference: Preview Southwest Division

Secondo appuntamento sull'NBA in collaborazione con Back9hours.com. AlessioLaker ci parla della Southwest Division
San Antonio Spurs
Dopo il ritiro di Tim Duncan  e la partenza –  forse troppo sottovalutata – di Diaw, la squadra di Pop e Leonard ( miglior giocatore sui due lati del campo della NBA e leader emotivo in campo, pur se il closer nei finali spesso potrebbe essere ancora LMA, prima opzione offensiva) si ripresenta ai nastri di partenza con intenzioni bellicose e pronta a percorrere un lungo cammino. Resta intoccabile al momento il backcourt titolare formato da Tony Parker – non più sgusciante come qualche tempo fa – e Danny Green; ma nei finali di partita la soluzione con Ginobili play aggiunto al fianco del francese si vedrà ancora. Una delle priorità per Pop sarà quella di preservare più possibile il minutaggio di Parker e Ginobili, come avvenuto spesso nelle ultime stagioni. Il frontcourt vede l’innesto di Pau Gasol al fianco di Aldridge, giocatore che anno scorso patì un logico periodo di ambientamento. La coppia di interni è potenzialmente immarcabile viste le capacità di segnare da qualsiasi zona del campo (gomito, mid-range, in post-basso e da tre con lo spagnolo), ma la sua efficacia difensiva è decisamente un punto interrogativo: Aldridge – senza più Duncan – deve compiere un deciso salto di qualità nella sua metà campo. Dalla panca avrà un ruolo importante non solo il sempiterno argentino , ma anche Patty Mills, che vedrà aumentare un poco il minutaggio rispetto alla scorsa – positiva – stagione: non sarà da sottovalutare fra i ricambi dei lunghi non solo il talento offensivo di David Lee ma anche e soprattutto la difesa energica di Dedmon. I giovani Jonathon Simmons e Kyle Anderson sono chiamati a confermare i loro progressi, ottimo in prospettiva futura l’ingaggio di Arcidiacono: l’ex ‘Nova è giocatore estremamente intelligente, in una squadra con meccanismi oliati e una grande quanto efficace circolazione di palla ha solo da imparare per crescere. La colonia albiceleste cresce con gli acquisti della guardia  Laprovittola e dello swingman Garino; Jean-Charles , Forbes, Murray e l’ala Bertans completano il roster insieme a un veterano di lungo corso come Joel Anthony.
La squadra, almeno nello starting-five , non sembra essersi rafforzata nel suo punto debole più grande: l’atletismo. Si cercherà di ovviare facendo correre molto la palla – la squadra è composta da grandi quanto intelligenti passatori – e cercando il tiratore meglio piazzato, ricorrendo alle numerose invenzioni dell’immenso playbook di Pop.
Probabile Starting Five : Parker – Green – Leonard – Aldridge – P.Gasol.

Previsione per la stagione : WCF
Memphis Grizzlies
L’ex coordinatore video dei Miami Heat David Fizdale ha l’arduo compito di guidare più in alto possibile i Memphis Grizzlies. Si parte subito con una rivoluzione,ma non si parla dell’arrivo del talentuoso Chandler Parsons, nuova SF titolare che deve dare difesa e soprattutto pericolosità perimetrale, spesso mancata in passato agli Orsi. La vera rivoluzione è la promozione di JaMychal Green titolare in PF a fianco del totem Marc Gasol. L’intenzione è quella di sfruttare la mobilità del giocatore di Alabama per provare ad alzare i ritmi dell’attacco Zach Randolph partirà infatti dalla panca per scelta tecnica, con il compito di portare punti rapidi e fisicità.
In PG Conley dovrà dimostrare di valere il ricchissimo contratto firmato, dopo essere stato underrated da grande pubblico e addetti ai lavori per diverso tempo. La speranza è che sia lui che M.Gasol possano avere una stagione senza guai fisici , visto che spesso i due hanno avuto problemi di questa natura. In SG dovrebbe scattare Tony Allen, il difensore che più di tutti ha fatto patire Kobe Bryant secondo lo stesso Mamba; per avere una soluzione più offensiva si punterà su Troy Daniels. In panca – oltre a Randolph – ci sarà spazio per l’esperienza e il tiro da fuori di Carter e per il lavoro sotto le plance di Brandan Wright , in attesa della crescita dei temibili Baldwin II e Andrew Harrison: dall’ex Vanderbilt soprattutto ci si aspettano miglioramenti al tiro. Deyonta Davis e Troy Williams completano il team. La squadra cercherà di assumere una nuova identità offensiva – più basata sul gioco degli esterni –  senza perdere una virgola del suo caratteristico “grit’n’grind” in difesa. Per puntare davvero in alto forse servirebbe un tiratore più affidabile, visto anche che il roster non è esattamente profondissimo
qualitativamente.
Probabile Starting Five : Conley – Allen – Parsons – Green – M- Gasol .

Previsione per la stagione : Semifinali Western Conference
Houston Rockets:
La novità più grande in casa Rockets non è rappresentata dagli arrivi di Eric Gordon, Ryan Anderson e di Néné (tutti giocatori pericolosamente injury prone) , quanto dalla volontà di Mike DAntoni di promuovere come playmaker titolare James Harden: nonostante il ragguardevole numero di assist a partita (7,5) messo a referto nella scorsa stagione l’ex Arizona State non si è mai fatto particolarmente apprezzare per le sue scelte di tiro e ancor meno per le numerose forzature in fase di passaggio. Con un ritmo indiavolato come quello richiesto da D’Antoni  la sfida più grande per Harden sarà quella di trovare i giusti tempi nell’innescare i compagni senza perdere in efficacia offensiva. Il tecnico di Mullens ha dichiarato che Beverley comunque scenderà in campo a fianco dell’ex Arizona State: facile intuire la gran mole di lavoro sporco che – ancor più del passato – dovrà sobbarcarsi nello sfiancare le PG avversarie. In alcuni momenti sarà certamente possibile vedere un quintetto Harden- Gordon – Ariza – Anderson – Capela . Proprio Capela – partito Howard – avrà una grandissima occasione: dovrà garantire difesa sotto canestro (pesante qui l’eredità di Howard) , mentre da un punto di vista offensivo dovrà lavorare molto sul pick’n’roll e – come riceverà palla – dovrà limitarsi a 1) concludere al ferro possibilmente schiacciando (una delle sue armi migliori) o 2) riaprire rapidamente sul perimetro per la batteria di tiratori.appostati. In panchina l’esperienza di Néné, Brewer, Prigioni farà da contraltare alla freschezza dei vari Payton II, Harrell, Hairston e Mc Daniels. Una menzione particolare va spesa per l’ex Badger Sam Dekker; alla sua prima vera completa stagione NBA dopo l’infortunio dell’anno scorso, il giocatore è in grado di portare competente difesa su molteplici ruoli senza perdere in efficacia al tiro. può rappresentare un’arma in più per i texani. La squadra giocherà un basket uptempo, cercando ossessivamente il tiro da fuori in tipico stile dantoniano.La coperta in difesa è molto corta, con Beverley,Ariza e Capela che dovranno fare gli straordinari. Le premesse per volare altissimo non sembrano esserci assolutamente.
Probabile Starting Five : Harden – Beverley – Ariza – Anderson -Capela

Previsione per la stagione : primo turno playoff

Dallas Mavericks
La squadra in campo è ancora  saldamente nelle mani di un unico proprietario: Dirk Nowitzki. Harrison Barnes (arrivato con Bogut da Golden State) deve dimostrare di poter diventare una superstar completa, ruolo che non ha mai ricoperto in California. All’ex Tar Heel si chiedono punti, difesa e playmaking aggiunto, sfida certamente non facile. Nel backcourt sarà  Deron Williams – lontano da tempo dai fasti di Utah – a menare le danze, mentre spetterà a Wes Matthews garantire equilibrio e probabilmente qualche punto in più rispetto ai 12,5 PPG della stagione scorsa . a partita Bogut rispetto a Pachulia può garantire più soluzioni offensive, difesa a buoni livelli, oltre  alla sua pericolosità nel riaprire sul perimetro, arma che può rivelarsi fondamentale per Wunderdirk e soci. Dalla panca Barea rivestirà ancora un ruolo fondamentale come play di riserva, Mejiri e Powell garantiscono concretezza e durezza , mentre ci si aspetta un salto di qualità da Anderson (buon difensore, ma deve dare maggior apporto offensivo). Seth Curry – arrivato da Sacramento insieme a Quincy Acy – è reduce da una buona pre- season: ci si aspettano punti da lui, visto che i Mavs non sembrano molto produttivi. Può rivelarsi vincente la scommessa A.J. Hammons; preso alla #46 il big man dovrà dimostrare di poter superare le intemperanze caratteriali emerse a Purdue e poter far parlare di sé per le sue doti offensive. Con Carlisle – grandissimo coach e valore aggiunto del team di Cuban, ma non esattamente il miglior allenatore per lo sviluppo di un giovane- il rookie avrà il suo bel da fare. Per una squadra ben allenata e con talento, ma poco atletica e veloce come i Mavs, la condizione fisica sarà fondamentale, visto anche che i dubbi di natura fisica si addensano non solo su Bogut, ma anche su altri elementi fondamentali dello scacchiere, a partire da Matthews .
Probabile Starting Five : Williams – Matthews – Barnes- Nowitzki -Bogut

Previsione per la stagione: primo turno playoff

New Orleans Pelicans
Neanche il tempo di iniziare la stagione e già due brutte notizie: partiti Anderson e Gordon in direzione Houston, la squadra perderà a tempo indeterminato  Jrue Holyday (fuori per scelta propria per stare vicino alla moglie malata di un tumore scoperto in gravidanza; onore all’uomo prima ancora che all’atleta) e almeno fino a dicembre Tyreke Evans, con problemi di coagulazione del sangue emersi dopo l’operazione al ginocchio della scorsa stagione.
Il peso offensivo della squadra ricade quasi totalmente ancora una volta su Anthony Davis, giocatore che si spera possa avere una stagione senza tormenti fisici (mai giocate più di 68 gare a stagione nei 4 anni precedenti), che sarà anche la chiave di volta difensiva. Per quanto riguarda gli altri starters, in contumacia Holiday, dopo il positivo finale della scorsa stagione Frazier sarà il playmaker titolare, a scapito di Galloway (per lui due stagioni in chiaroscuro a New york, dove ha mostrato una discreta difesa ma anche una propensione pericolosa al TO). Gentry potrebbe decidere di rischiare quasi da subito Buddy Hield in SG : tiratore mortifero voluto a tutti i costi dalla dirigenza dei Pelicans , dovrà dimostrare di non soffrire troppo a livello fisico il salto in NBA. Preso anche per costruire una futuribile coppia con Davis,l’ex Sooner  potrebbe vincere sin dalle prime partite la concorrenza con Moore . In SF scatterà l’energico ex Pacers Solomon Hill, che dovrà garantire principalmente apporto difensivo. A fianco di Davis nel frontcourt  probabilmente nel lungo periodo Ajinca vincerà il confronto con un Asik  spesso condizionato dai problemi fisici. L’acquisizione di Terrence Jones potrà permettere di dare ulteriore profondità al reparto lunghi e – se i Pelicans decidessero di andare con lo smallball, con Davis in spot 5 e TJ da stretch four -rivederemmo all’opera la coppia già ammirata ai tempi della cavalcata vincente di Kentucky nel 2012. Con il rientro di Pondexter previsto non prima di metà novembre, dal pino avranno diverse possibilità Copeland e l’ex Jayhawk Cheick Diallo, ottimo stoppatore e rimbalzista. Fra le scommesse da vincere per Gentry, in un team quasi monocorde offensivamente (se Hield non esplode sono guai) e con difficoltà a difendere ( 107,3 punti concessi ogni 100 possessi avversari, terzo peggior dato della scorsa stagione NBA) c’è anche quella relativa a Lance Stephenson : l’ex Born Ready dopo l’esperienza ai Pacers ha visto rapidamente crollare le sue azioni, non tornando mai ad incidere come ci si aspettava da lui. Con la testa giusta potrebbe dare una gran mano agli esterni di New Orleans, ma questo è uno dei “big If” della stagione per la franchigia della Louisiana.
Probabile Starting Five: Frazier – Moore (Hield) -Hill – Davis –  Asik

Previsione per la stagione : lottery.
Alessio Laker 
 Immagini da: www.nba.com
Articolo originale da: http://back9hours.com

martedì 27 settembre 2016

NBA preview: Atlantic Division

Parte lo spazio di approfondimento sull'NBA in collaborazione con back9hours.com. Primo appuntamento dedicato all'Atlantic Division
 
Si rinnova la collaborazione tra palla a spicchi blog e back9hours dopo l'esperienza,purtroppo triste, del torneo pre olimpico.
In questa prima parte (le altre saranno trattate dagli utenti di back9hours e rese pubbliche anche su questo blog prossimamente) si apre ufficialmente lo spazio dedicato all'NBA con la preview dei vari roster nelle singole division.
Cominciamo con l'Atlantic Division dove militano Boston Celtics, Brooklyn Nets, New York Knicks, Philadelpia 76ers e Toronto Raptors.

Boston Celtics: I verdi di Boston hanno cercato di portare avanti una duplice strategia in vista della nuova stagione con il rafforzamento del roster da un lato e l'inserimento di giovani promesse dall'altro. La scelta di Jaylen Brown alla numero tre del Draft ha fatto molto discutere ma le mosse effettuate in free agency, con l'arrivo soprattuto di Horford, hanno frenato le polemiche degli scettici. Per la stagione 2016-2017 si cercherà almeno di replicare quanto fatto lo scorso anno e, magari, di stupire nei PO.
Probabile piazzamento: 5°/6°



Brooklyn Nets: La franchigia newyorkese è in piena ricostruzione e le mosse effettuate nella pre season hanno mostrato pienamente l'obiettivo dei Nets in questo 2016-2017. La squadra è stata totalmente affidata a Brook Lopez e Hollis-Jefferson a cui sono stati affiancati solamente giocatori normali e senza alcuna possibilità di brillare più di tanto. Lin, Foye, Vasquez, Booker e Scola sono ottimi giocatori ma sicuramente non sono stelle e quindi potranno garantire solamente un buon piazzamento. A ciò si aggiunge l'incognita Bennett, ex prima scelta di Cleveland qualche anno fa, ripescato dagli inferi dell'anonimato e riabilitato, almeno sulla carta, al basket che conta.
Probabile piazzamento: 10°/12°


New York Knick: I Knicks, al contrario dei "cugini", si trovano ad affrontare la stagione della verità. Le tante scommesse arrivate via trade o in free agency (su tutti Rose, Lee, Jennings e Noah) potrebbero, se in buone condizioni, far rientrare nell'olimpo della palla a spicchi i blu-arancio ma in caso contrario riporterebbero la franchigia guidata da Jeff Hornacek fra i flop della Eastern Conference.
Solamente il tempo potrà valutare lo stato di salute di una squadra da troppo tempo fuori dal "giro grosso".
Probabile piazzamento: 4°-10°


Philadelphia 76ers: La maggiore novità fra i 76ers è rappresentata non tanto dai giocatori, quanto dal cambio in dirigenza. L'arrivo di Colangelo al posto del "folle" Hinkie (l'uomo che scelse tre centri per tre Draft consecutivi) potrebbe modificare, seppur di poco, l' "andazzo generale". Si puterà tutto su Simmons, scelta n°1 al Draft, sul ritorno di Embiid e sugli scambi, fino alla Trade Deadline di febbraio, per completare un roster povero di guardie e stracolmo di lunghi.
Possibile piazzamento: 13°/15°



Toronto Raptors: L'obiettivo dei canadesi, guidati da un Ujiri scatenato, è quello di migliorarsi rispetto allo scorso anno ed arrivare il prima possibile al titolo. L'impresa è ardua ma non impossibile anche grazie alle conferme di Lowry e DeRozan e di un gruppo, tutto sommato, inferiore solamente ai Cavaliers, ad Est, con cui potrebbe addirittura giocarsela. L'accesso alla finale di Conference è l'obiettivo minimo ma si cercherà in ogni modo di arrivare al record delle Finals NBA.
Possibile piazzamento: 2°





Immagini da: www.nba.com

Alessandro Falanga


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domenica 11 settembre 2016

Riforma Lega A - Due promozioni entro la stagione 2017-2018: meglio tardi che mai

Dopo una sperimentazione fallimentare, la Fip, in accordo con LegaBasket e LNP, decide di aumentare il numero delle promozioni a partire dal 2017-2018. Nonostante la decisione "rivoluzionaria", però, sembra esserci ancora molta strada da percorre per il basket tricolore

LegaBasket A
Tutte le grandi aziende, guardando al futuro e tendando di programmare gli anni a venire, cercano di perseguire la strategia migliore al fine di salvaguardare quanto fatto e, allo stesso tempo, superare gli obiettivi raggiunti in precedenza.
In alcuni casi, però, più che migliorare la propria condizione specifiche realtà tendeno a rafforzare lo status quo e rimanere allo stesso "livello", anche se ciò non permette il salto di qualità che ci si aspetta di solito.
Questa seconda, quanto paradossale, situazione è quella che sta affrontando la Fip nell'annosa discussione sulla Riforma delle promozioni dalla A2 alla A che, oltre a squilibrare i due campionati maggiori italiani, sta complicando la vita un pò a tutte le realtà cestistiche dello stivale.
Andando per ordine, il problema in questione nasce dopo l'unificazione, avvenuta circa due anni fa, tra A2 gold e A2 silver che da un lato permetteva l'approdo al basket semi-professionista a maggiori contesti e dall'altro impediva un pieno sviluppo agli stessi in nome di una subordinazione della nuova lega a causa dell'unica promozione prevista nella massima serie.
Fip
La paradossale situazione, venuta fuori già la scorsa stagione, prevede un mega campionato di 32 squadre con una solo "vincitrice" attraverso la formula dei play off.
Le problematiche che sono sorte a seguito di questo "pasticcio" cestistico hanno determinato due Milano domina su chiunque) ma, contemporaneamente, più penalizzato in termini di progettazione e continuità cestistica.
situazioni tali da rendere il secondo campionato più interessante del primo (dove ormai
Grazie ad un serrato incontro fra Fip, LegaBasket e LNP, però, si è arrivati ad un accordo che, per quanto "rivoluzionario", si mostra ancor debole per una nuova visione del basket tricolore.
In pratica, le federazioni coinvolte, hanno stabilito che, a partire dalla stagione 2017-2018, le promozioni, e di conseguenza le retrocessioni, dalla A2 alla A saranno due e non più una.
Questa presa di posizione, giunta dopo un anno di sperimentazione fallimentare (a cui seguirà anche la stagione prossima), non cammina di pari passo con l'allargamento a 18 squadre del massimo campionato a causa del nuovo format FIBA per le qualificazioni ai campionati internazionali.
Lo stallo creato, nonostante un primo passo verso la modifica dei campionati, porta ad una duplice riflessione che da troppi anni investe la palla a spicchi nostrana.
Da un primo punto di vista si può dire che la decisione presa "cozza" pesantemente con la realtà nazionale.
Infatti, facendo un resoconto degli ultimi finali di stagione, si è assistito ad un "perenne teatrino" comprendente fallimenti, ripescaggi, cessioni di titoli sportivi e chi più ne ha più ne mette.
Questi complicati "intrighi di palazzo", che hanno trasformato il nostro massimo campionato in uno dei meno interessanti d' Europa, hanno avuto solamente il merito di far diventare più "influenti" le grandi squadre (leggi Milano) e rendere più debole tutto il resto del comparto professionistico.
Facendo riferimento ad un altro fattore, invece, si può dire che la gestione Fip-LegaBasket-LNP sulla questione ha avuto ricadute negative anche nell'ambito della nazionale.
In pratica, la Lega A2 nel proprio format prevede la presenza nei roster di diversi under nazionali accompagnati da soli due stranieri.
Negli anni la seconda Lega italiana ha permesso di far emergere diversi talenti (quali, in ordine temporale, Cervi, Pascolo, Tonut, Flaccadori...) che hanno dimostrato il loro valore anche nelle leghe maggiori.
Se la seconda competizione nazionale viene di volta in volta penalizzata, i "giovani" prospetti avranno, quindi, solamente due possibilità: o legarsi definitivamente ad una lega "inferiore" rispetto alla "prima categoria" o, per i più fortunati, tentare il "salto" e sperare in qualche minuto uscendo dalla panchina.
A questo pensiero, inoltre, si può facilmente associare la celebre riforma del 6+6, che come quella delle promozioni tarda ad arrivare per ragioni oscure, in cui, pur dovendo sempre sgomitare per un posto in prima squadra, si potrebbe avere un maggiore vantaggio per le "stelline" nazionali con una svolta anche per la nazionale maggiore.
La "rivoluzione" in casa Fip è appena cominciata ma l' "andamento lento" (citando Tullio De Piscopo) sembra presagire un cambio di marcia solamente con una situazione insostenibile da gestire.

Alessandro Falanga


Immagini da : www.legabasket.it e www.fip.it


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